E-learning

Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

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Fondazione Patrizio Paoletti

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1Milione di Pasti: LE TESTIMONIANZE

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ANNE-LAURE PAPILLOUD (LOCARNO)

"Insieme ad altri ragazzi di Locarno, qualche giorno fa ho partecipato all'iniziativa 100.000 pasti a Milano, nel Centro di Via Aldini. E stata un'esperienza bellissima, una straordinaria occasione per incontrare gli altri, condividere con loro un istante, un racconto di vita, un sogno personale... Ciò che mi ha colpito di più è stato l'incredibile potere della solidarietà, che è capace di stringere in pochi attimi legami fortissimi tra le persone: il giovane che prende cura del anziano, il volontario che da un aiuto a chi è stato meno fortunato nella vita. Quest'iniziativa è nata per un motivo importante: dare un pasto, assistenza medica e un tetto a chi non ne ha. Ma non fa solo questo. Restituisce a queste persone un ruolo ed una dignità, che per un essere umano sono tutto. Mi rattrista la precarietà nella quale sono costretti a vivere questi miei 'fratelli', identici a me ma con una chance diversa nella vita.Dopo la serata non mi sembrava quasi giusto tornare a casa, nella mia calda e comoda dimora. Dopo quest'esperienza non dimenticherò mai più di impegnarmi a fare sempre di più per aiutare chi ne ha bisogno. Grazie alla Fondazione Paoletti della possibilità che mi ha offerto."

 

DAVIDE DONELLI (REGGIO EMILIA)

"E' un esperienza intensa per me, in primo luogo per avermi fatto comprendere profondamente che potrei essere io al posto di queste persone, e poi per aver dissolta tutta una parte di immaginazione che avevo a riguardo. Ieri sera c'erano tante persone ad aspettare il pasto e gli abiti, un centinaio direi, uomini, donne, di ogni età. Ho capito che c'è una responsabilità a cui mi richiama l'esistenza di questa situazione, e anche che è importante far conoscere alle persone agiate, senza distorsioni, questa realtà, poichè sia meno fonte di pregiudizio e di più spunto di rilfessione, come uno specchio. Ho molto ammirato questi ragazzi di Pane e Vita, per questo atto d'amore compiuto in silenzio e umiltà, tutti i martedì e giovedì da più di un anno."

MAURIZIO GALIMBERTI (VARESE)

"Ci è voluta una buona mezzora prima di lasciar andare totalmente i miei mille pregiudizi e le mie antiche associazioni mentali. Come al solito ogni nuova esperienza, per quanto desiderata e decisa in serenità, mi mette di fronte ad assurde paure, timori e agitazioni, che mi fanno perdere il contatto con la realtà che mi circonda. Ma ricordato il motivo per cui ero lì e compreso quanto il nostro lavoro fosse atteso con ansia (appena indossata la divisa è stato un susseguirsi di "aò se magna!" con tanto di richieste di chiarimenti sul menù) mi sono sciolto e reso pienamente operativo in un team leggero ed efficiente: Anna Maria, Maila, e Samuele. In 2 ore di servizio svolte alla presenza di una coda in attesa, disciplinata ed educata (sfido a mettervi in coda in qualsiasi fastfood e sperimentare qualcosa di analogo), alcune cose in particolare mi hanno raggiunto. Normalmente a casa, o al ristorante, quando devo scegliere da un piatto, richiedo sempre la porzione più piccola, per lasciar spazio ad altro. Ieri, se servivo ad un ospite una coscia di pollo più piccola, venivo da lui richiamato energicamente a sostituirla con una più grande. Per lo stesso motivo normalmente mi astengo dal richiedere il bis. Ieri sera ho visto nel volto di alcuni ospiti cosa significa poter mangiare una sola volta al giorno e come gentilmente, ma puntualmente, chiedevano quando era possibile avere un’altra porzione. Tra i tanti volti provenienti dall’Africa o dall'Est Europa, c’erano diversi italiani, ma tra di essi alcuni che non corrispondevano al mio stereotipo di senza-tetto, quelli che i miei pregiudizi mi fanno definire ‘persone normali’, persone in cui anche fisicamente mi riconoscevo. Questo forse più del resto ha lasciato un segno. Ma le cose più interessanti le ho viste rientrando a casa. Già in garage sentivo come un peso andare a posarsi sullo stomaco. Poi in casa vedevo ambienti ed oggetti in maniera diversa, come se mi stessi svegliando da uno strano torpore. Poi il racconto in famiglia dell’esperienza e una buona notte con una profonda sensazione di gioia e gratitudine nel cuore. Al risveglio tutto mi era più chiaro: noi che non dobbiamo preoccuparci di domandarci se quest’oggi mangeremo almeno una volta, siamo in un punto di partenza più elevato rispetto agli ospiti del centro di via Aldini, è un fatto. La nostra condizione di vita ai loro occhi è straordinaria. Va da sé che non possiamo accontentarci di fare solo cose ‘ordinarie’, nel senso di limitarci al nostro benessere personale o a quello della nostra famiglia. La nostra posizione di fortunati, comporta responsabilità e ci offre la possibilità, il privilegio di contribuire attivamente al miglioramento dell’insieme partendo dal nostro voler superare le abitudini e i condizionamenti. Dobbiamo metterci d'impegno. Ringrazio di cuore gli amici del centro di via Aldini per l’energia che mi hanno trasmesso, per avermi fatto vedere tante cose di me e messo in uno stato d’obbligo che mi spinge a muovermi. Non vi è ombra di dubbio, confermo che il regalo lo fanno loro a noi!"

FRANCESCA RUBERTONE (MODENA)

"L'esperienza di martedì scorso a Parma insieme ai volontari di Pane e Vita è stata molto forte. Un insieme di emozioni diverse e una grande "scossa" (positivissima) interiore: il primo sentimento provato è stata la gioia nel vedere tanti ragazzi giovani riunirsi intorno al camper dell'unità di strada e darsi da fare con tanta buona volontà per portare un po' di calore ai senza tetto. E' stato davvero bello vedere persone che riescono ad impiegare una parte del loro tempo in lavori socialmente utili. Generalmente ci si dice (ed io sono la prima) che non si ha tempo, ma ultimamente sto vedendo con molta più chiarezza che di tempo ne abbiamo ma lo occupiamo spesso male, tra l'altro in attività che ci rubano un sacco di energia. Nell'attività svolta martedì, attività molto semplice di accoglienza e di servizio verso queste persone bisognose di aiuti, ho trovato tanta bellezza, tanta profondità: sguardi di persone che puntavano dritti verso di te, la possibilità di trasmettere qualcosa di importante in modo molto semplice e diretto. Ho sperimentato uno scambio bellissimo... si perchè non ero io a portare e loro a ricevere, ma ho sentito sempre qualcosa tornare, qualcosa che non si può spiegare, si può solo sperimentare. Tornando a casa ho avuto il desiderio di ripetere l'esperienza a Parma con i ragazzi dell'unità di strada di Pane e Vita e lo farò assolutamente; mi sono anche data il proposito di diffondere questa realtà di solidarietà tra i miei contatti per lanciare loro una proposta: fare uno sforzo e cogliere l'opportunità, perchè è un grande dono che ci si farebbe, di provare almeno una volta e sperimentare ciò che non è raccontabile, ma che vale la pena di vivere. Ringrazio infinitamente la Fondazione Patrizio Paoletti per lo stimolo che mi ha lanciato e per avermi dato la possibilità di partecipare a questa iniziativa."

CARMELA LILLO (ROMA)

Arrivata in via Aldini, ho trovato il civico 74, seguendo un signore un pò curvo con le stampelle che stava entrando. Avevo questo pensiero: semplicemente donare il mio tempo a un'azione d'insieme che avevo visto nascere agli inizi di dicembre con tanto entusiasmo soprattutto per il carattere di collaborazione tra varie fondazioni coinvolte. Quando il proprio tempo libero si trasforma in cibo è facile sentire che diventerà parte delle persone a cui si offre. In questa esperienza non ero sola, ero insieme a Marco, il mio fidanzato, e sentivo forte che era il nostro tempo di coppia che stavamo offrendo e che la sensazione che di tempo se ne ha poco la si può vincere prolungandolo attraverso piccoli gesti così, che poi si ricordano per il valore che si condivide. Siamo entrati e siamo stati accolti dai volontari della Fondazione Paoletti e di Medici senza Frontiere già pronti nelle loro pettorine bianche e ben riconoscibili dal sorriso operoso. Con alcuni avevamo già condiviso altre esperienze di volontariato, altri li ho conosciuti lì. Cosa abbiamo fatto? Abbiamo con calma e in grande velocità riempito i thermos di acqua, abbiamo tagliato il pane, abbiamo tagliato cento fette di panettone, abbiamo preparato cento tovaglioli, cento bicchieri, cento posate, cento primi e cento secondi e ci siamo messi ad aspettare. E' bellissimo come cento possa diventare un numero piccolo se si è insieme, e che 100.000 pasti da distribuire sono fatti di mani che si mettono in maniera ordinata a passarsi prima volantini, poi numeri di telefono e poi pezzi di pane. Ora mentre avevo quelle fette di pane nelle mani, e guardavo Marco e gli altri ho espresso un desiderio che insieme al pane chi stava arrivando trovasse un'emozione bella e almeno un pensiero positivo prima di andare a dormire. Quando gli ospiti di via Aldini sono arrivati, e si sono messi in fila per ricevere il loro vassoio è accaduta quella magia che gli altri volontari mi avevano raccontato. Siamo stati noi a ricevere. Ho ricevuto i loro grazie, i loro sorrisi, il loro stupore nel poter scegliere la mela o l'arancia. Sentivo che c'era semplicemente gratitudine reciproca, e non verso Carmela, il mio nome non aveva importanza, ma le mie mani sì e il gesto di offrire gratuitamente sì. Di solito il mio lavoro mi rende vicina alle persone che donano, ai donatori, questa esperienza mi ha fatto vedere come sono gli occhi e i corpi di chi riceve, di chi vive momentaneamente o da lungo tempo una condizione di bisogno, di sofferenza. Prima avevo un'idea, dopo che cento persone mi sono passate accanto ho un'immagine più chiara. Cosa me ne faccio ora di questa esperienza? Non ho trovato ancora risposta piena ma ho questa consapevolezza: che nulla può impedire alle persone di essere scaldate se li si avvicina al calore, e che quel calore semplice che dona un piatto di riso e qualcuno che te lo porge non può che colorare le guance e anche il cuore. Con il cuore colorato nel freddo di Milano sono uscita anche io e gli altri volontari e per questo ringrazio tutti coloro che stanno collaborando. Una sera dura così 100.000 sere. Grazie"

MONICA MIGLIO (MILANO)

Fondazione Paoletti è lieta di pubblicare la testimonianza di Monica, volontaria che partecipato con impegno e sensibilità al progetto "100.000 pasti" per i senzatetto di Milano con la distribuzione presso il centro di Via Mambretti. "A volte le cose più belle nascono così... spontaneamente. Ore 13.30, pranzo. Qualcuno inizia a parlare della possibilità di fare una serata di volontariato. L'entusiasmo, come spesso accade, è contagioso. Così dall'idea si passa ai fatti concreti. Il venerdì successivo siamo tutti arruolati per quella che sarà la nostra prima esperienza da volontari con la Fondazione Paoletti. Nel breve tragitto che ci porta al centro di accoglienza di via Mambretti, ognuno di noi è profondamente immerso nei suoi pensieri e nelle sue emozioni: curiosità, magari anche un po' di timore, ma essenzialmentetantissima energia e voglia di fare. Ci accoglie una ragazza gentilissima, una di quelle persone che, se anche non le conosci, riescono a trasmetterti subito tranquillità e ottimismo. Ci spiega i nostri "compiti" per la distribuzione della cena e finalmente, intorno alle 20.00, siamo pronti per iniziare. I primi ospiti del dormitorio, con un ordine per me inaspettato, iniziano a mettersi in fila: pasta, riso, uova, tonno. Qualcuno chiede una porzione un po' più abbondante, ma nessuno, benchè di sicuro abbia una fame che gli farebbe divorare l'intero vassoio, insiste o si arrabbia. Il tempo passa velocemente tra un sorriso e un mestolo di purè. Alle 22.00 tutti gli ospiti sono stati serviti e alcuni vanno a riposare. Altri decidono di passare ancora un po' di tempo insieme nella grande stanza adibita a mensa. Così, tra chi gioca a carte e chi scambia due chiacchiere con i suoi connazionali, noi finiamo di pulire e riordinare. Qui regna davvero la dignità, ci sono i poveri e nuovi poveri, quelli che una volta appartenevano alla classe media. Ci sono tantissime etnie e culture differenti e ogni persona che si trova in questo posto ha una storia diversa. C'è chi fa amicizia con noi, chi invece preferisce consumare la sua cena in silenzio, ma di sicuro ognuna di queste persone, in poco tempo, è riuscita a farci riflettere profondamente. Grazie a questa, seppur piccola, esperienza ho potuto ridisegnare un certo ordine di priorità nella mia vita. Un grazie speciale va a Cristiana, che ci ha permesso di immergerci in questa realtà sconosciuta, ad Antonio e Matteo per l'allegria che sono riusciti a trasmettere, a tutti i volontari della Fondazione per l'impegno, la passione e la competenza con cui ogni giorno riescono a dare una speranza ai senzatetto, lasciando loro uno spiraglio aperto dal quale intravedere una nuova luce"

FRANCO TOLOTTA (ARONA, NO)

"Grazie alla Fondazione Patrizio Paoletti ho avuto l’occasione di partecipare al progetto 100.000 pasti per i senza tetto di Milano. Appena arrivato nel centro di Via Mambretti, mi sono ritrovato catapultato in una nuova realtà, che dai notiziari televisivi mi sembrava così distante e che invece riguarda direttamente ognuno di noi. Abbattendo il muro della diffidenza e della paura, stando in contatto con queste persone, ho potuto osservare quanta ricchezza ci sia anche nella povertà. Non posso negare che anch’io ero un po’ condizionato dagli stereotipi. Vedevo i senzatetto come persone amareggiate e diffidenti, che magari sceglievano di condurre quella vita. Invece ho trovato una profonda dignità in ognuno di loro e ho capito che trovarsi soli, senza un tetto, senza un pasto caldo, difficilmente può essere una scelta. Molti di loro si sono ritrovati in questa dimensione di povertà all’improvviso, perdendo il lavoro e non ricevendo aiuto da nessuno. La cosa più bella della serata, che ho trascorso distribuendo pasti con gli altri volontari della Fondazione Paoletti, è stata scoprire che a queste persone non manca il sorriso e la speranza di ricominciare da zero. E allora, osservando tutto questo e trovandomi in stretto contatto con le loro esperienze, anch’io ho ricevuto molto. Oggi porto a casa 6 cose:
1. L’energia positiva che sconfigge ogni tipo di lamentela per le cose piccole e futili;
2. La forza per migliorare ogni giorno di più ciò che mi circonda;
3. Il coraggio di affrontare le giornate con un nuovo spirito e come una nuova sfida;
4. La voglia di fare e di non fermarmi di fronte alle difficoltà;
5. La disponibilità ad aprirmi agli altri e al nuovo, perchè la paura limita la ricchezza che esperienze come questa sono in grado di offrire;
6. La cosa più importante: il desiderio e la libertà di donare ogni giorno un sorriso a me stesso e agli altri
Grazie di cuore"

STEFANIA SARTORE (VARESE)


"Voglio ringraziare Fondazione Patrizio Paoletti per avermi dato la possibilità di partecipare all'iniziativa 100.000 pasti a Milano, nel centro accoglienza di Via Mambretti 33. Ho vissuto un'esperienza unica. Appena arrivata, mi è stato chiesto di fare da interprete di lingua inglese ad un ragazzo Pakistano, che aveva bisogno di comunicare con un responsabile della Fondazione. Sono stata subito colpita dal suo perfetto inglese, dalla sua intelligenza ed educazione. Troppo spesso siamo portati a pensare cose sbagliate sugli altri, guidati dai pregiudizi. Io stessa sono caduta in questa trappola. E’ facile pensare ad un senzatetto come ad una persona senza un’educazione o priva di eleganza, ma non è così! Ho conosciuto persone che hanno semplicemente avuto meno fortuna nella loro vita. E' stato per me davvero molto prezioso vivere questo momento di reciproco ascolto: il ragazzo dal Pakistan aveva talmente tanta voglia di raccontarmi la sua storia e di conoscere qualcosa della mia vita che mi ha quasi commossa. E poi è stato bellissimo fare qualcosa per loro. Abbiamo distribuito i pasti agli ospiti del centro in un clima bellissimo: tutti erano cordiali, sorridenti e molto pazienti, nonostante non capiti loro molto spesso l’occasione di un pasto caldo. Mi ha emozionato molto anche il gran senso di gratitudine che essi provavano verso chi in quel momento stava dando loro una mano. Ci sono occhi e sorrisi di quella sera che non dimenticherò mai. Un grazie dal cuore"