E-learning

Il sapere è al tempo stesso l'esigenza e lo strumento essenziale dello sviluppo
La piattaforma e-learning di Fondazione Patrizio Paoletti è stata concepita e realizzata per sostenere e implementare i percorsi di lifelong learning che l'ente progetta e sviluppa in Italia e all'estero. Sulla piattaforma sono presenti contenuti ed esercizi fruibili in quattro differenti lingue per far fronte ad un utenza diversificata e diffusa, ad oggi, su quattro continenti. La piattaforma contiene un sapere pedagogico derivato dalle attività di ricerca (neuroscientifica, educativa, didattica e compilativa) che la fondazione promuove e persegue, i corsi sono seguiti da docenti e tutor specializzati. Sulla piattaforma si possono consultare materiali e testi specifici di Pedagogia per il Terzo Millennio, sistema pedagogico che opera per il miglioramento e lo sviluppo del potenziale di relazione tra gli individui.

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In Italia 1 famiglia su 4 è a rischio povertà. Il terzo settore c'è, ma non basta più

In Italia il 29,9% della popolazione corre il rischio di povertà ed esclusione sociale, quasi un bambino su quattro rischia la povertà infantile e 50.000 persone dormono in strada. Nell’ultimo anno, nel momento più difficile della recessione che stiamo vivendo, ben 3,3 milioni di italiani hanno chiesto un pasto gratuito ai canali no profit che distribuiscono le eccedenze alimentari (dati Agea, Agenzia per le erogazioni in agricoltura).

I numeri emersi dopo la giornata mondiale dell’alimentazione (16 ottobre) e dopo quella della povertà (17 ottobre), scattano una fotografia allarmante del panorama sociale del nostro paese. Per l'Istat l'11% delle famiglie italiane è in condizioni di povertà relativa e il 5% al di sotto della soglia di povertà assoluta. Il primo parametro comprende le famiglie con capacità di spesa inferiore ad un valore determinato da alcune variabili statistiche (che per le famiglie composte da due persone è fissato a 983 euro mensili), il secondo quelle che non si possono permettere l'acquisto dei beni del cosiddetto “paniere minimo”.

Dalla povertà alla fame il passo dovrebbe essere lungo, ma non lo è. Secondo i dati raccolti da Coldiretti, la spesa per il latte, bene primario per la corretta alimentazione dei bambini, è diminuita del 10% e i furti nei supermercati sono aumentati del 7,8%. Eppure la fame rappresenta apparentemente un paradosso in un Paese che produce e consuma cibo in eccedenza: il 16% della spesa alimentare in Italia va sprecato, in media ogni famiglia getta nella spazzatura più di 40 chili di cibo l'anno.

Secondo l'indice del rischio alimentare, elaborato ogni anno sui dati Fao degli esperti inglesi della Maplecroft, nel 2013 l'Italia non sarà più Paese a basso rischio fame. Come Russia, ex Jugoslavia, Cina e Sudafrica, l’Italia diventerà “Paese a rischio medio”. Vuol dire che le famiglie italiane più indigenti hanno perso, o potrebbero presto perdere, la garanzia di una corretta alimentazione. E’ una condizione drammatica, capace di alimentare esponenzialmente le altissime tensioni sociali che quotidianamente avvertiamo.

Se da un lato un welfare inefficace e inefficiente non riesce più a far fronte alle nuove forme di povertà e le richieste sempre più pressanti di cibo, vestiti, lavoro, casa, o semplicemente di ascolto da parte delle famiglie italiane, dall’altro l’Italia continua a trovare nell’attivismo e nella solidarietà la sua ricchezza più inestimabile. Le organizzazioni no profit, con la loro capacità di scendere sul campo e radicarsi nel territorio, svolgono oggi una fondamentale funzione di supplenza per arginare il fenomeno della povertà e gestire le crescenti tensioni sociali che ne scaturiscono.

Ovviamente questo non può e non deve bastare. La politica deve ridisegnare le priorità della sua azione, rivalutando l’economia civile rispetto all’economia finanziaria. L’Italia oggi è al 21° posto per il raggiungimento degli obiettivi di Europa 2020, la versione dell'Unione per il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio Onu: è necessario un cambio di rotta.